Rischi invisibiliMisurare invece di temere

PFAS nell'acqua potabile: cosa c'è dietro le «sostanze chimiche eterne»

Pubblicato il 13 settembre 2026

Foto: J. Brouwer / Unsplash
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Pochi temi ambientali hanno fatto tanto rumore negli USA quanto i PFAS — sostanze perfluoroalchiliche, note come «sostanze chimiche eterne» (forever chemicals). Cause miliardarie contro i produttori, nuovi limiti severissimi dell’agenzia ambientale EPA, acquedotti coinvolti in tutto il Paese. In Italia il tema è tutt’altro che astratto: la contaminazione da PFAS in Veneto è uno dei casi più studiati d’Europa. E ora l’Europa agisce: da gennaio 2026 valgono i primi limiti PFAS a livello UE per l’acqua potabile.

Cosa sono i PFAS — e perché «eterni»?

I PFAS sono una famiglia di migliaia di sostanze industriali che respingono acqua, grasso e sporco — per questo per decenni sono finiti in padelle antiaderenti, giacche outdoor, imballaggi e soprattutto nelle schiume antincendio. La loro forza è il loro problema: il legame carbonio-fluoro è così stabile che in ambiente praticamente non si degradano. Si accumulano nei suoli, nelle acque e nel sangue; alcuni composti (PFOA, PFOS) sono considerati dannosi — dal colesterolo elevato alla ridotta risposta vaccinale nei bambini fino al sospetto cancerogeno ad alte esposizioni.

Gli hotspot tipici sono aree di esercitazione dei vigili del fuoco, aeroporti, siti militari e determinati poli industriali.

Le nuove regole

La direttiva (UE) 2020/2184, recepita in Italia con il D.Lgs. 18/2023, prescrive dal 12 gennaio 2026:

Parametro Limite
«Somma di PFAS» (20 composti definiti) 0,1 µg/l
«PFAS totale» 0,5 µg/l

Per confronto: nel 2024 l’EPA statunitense ha fissato per i singoli composti PFOA e PFOS limiti di soli 4 nanogrammi per litro — 25 volte più severi. La direzione del dibattito è chiara.

Quanto devi preoccuparti?

Per la stragrande maggioranza delle case in Italia e Svizzera vale: i valori misurati nell’acqua di rete stanno sotto i nuovi limiti. I PFAS sono meno un tema da «panico al rubinetto» che un tema ambientale e di hotspot. Ha senso:

  1. Consultare il proprio gestore: gli acquedotti pubblicano le analisi; dal 2026 i valori PFAS fanno parte del programma obbligatorio.
  2. Con un hotspot noto nelle vicinanze (area di esercitazione, sito contaminato finito sui giornali): chiedere in modo mirato o far fare un’analisi — i test PFAS per privati partono da circa 100–200 euro.
  3. Pozzo privato in zona sospetta: analizzare, non indovinare.

Filtrare — ma nel modo giusto

A differenza di piombo o nitrati, i PFAS si possono ridurre davvero con filtri a blocco di carbone attivo e osmosi inversa — la stessa tecnica usata dalle famiglie americane nelle zone colpite. Decisivo: scegliere prodotti certificati e sostituire le cartucce con costanza, altrimenti il filtro stesso diventa il problema. E come sempre vale l’ordine di Analizzare l’acqua del rubinetto: prima misurare, poi filtrare.

Fonti

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